L’Amazzonia, luogo teologico – Sogno di un pianeta vivibile – di LUCIA CAPUZZI (Avvenire 12/02/2021)

Il cuore di Querida Amazonia è custodito nel paragrafo 57 dell’Esortazione. Un brano passepartout tra il “sogno ecologico”, di cui fa parte, e il “sogno ecclesiale” che da lì a poco papa Francesco illustrerà al lettore nelle pagine successive. «Noi credenti troviamo nell’Amazzonia un luogo teologico, uno spazio dove Dio stesso si manifesta e chiama i suoi figli», scrive il Pontefice. L’Amazzonia è uno dei luoghi nevralgici, fisici e sociali, «in» e «da» cui il Signore, in questo tempo, parla. A tutti, non solo ai popoli della foresta. Ne è convinto padre Adelson Araujo dos Santos, teologo e docente di spiritualità alla Pontificia Università Gregoriana che così – Amazônia, um lugar teológico – ha scelto di intitolare il libro-commento sul documento.

«I dodici mesi trascorsi dalla pubblicazione me lo hanno confermato. In un tempo tanto ridotto, Querida Amazonia ha mostrato già la sua necessità e attualità, divenendo un riferimento indispensabile per la costruzione di un pianeta vivibile e di una Chiesa autenticamente evangelica», afferma il gesuita che, esattamente un anno fa, ha partecipato alla presentazione in Vaticano del testo al mondo. Padre Adelson è nato a Manaus, epicentro dell’attuale seconda ondata nonché della variante brasiliana, con un bilancio di 105 morti al giorno. Soffocati, in gran parte, dalla mancanza di ossigeno negli ospedali. Nella capitale dell’Amazzonia, ora come non mai, la crisi sanitaria mostra con crudele eloquenza le sue radici socio-ambientali, fatte di indifferenza, esclusione, scarto. Nel dramma, la voce di Dio non si stanca di chiamarci alla conversione – ecologica e umana -, tessendo, al contempo, un canto di speranza. A nutrirlo è la forza vitale della natura potente e delle sue genti, in cui risuonano con forza le parole del “sogno sociale” di Francesco. «Attraverso l’Amazzonia, Dio ci ricorda che dobbiamo essere “custodi” della Creazione, così come lo sono i popoli indigeni, chiamati, non a caso, “i guardiani della foresta”. Per questo, il Papa «invita la Chiesa a camminare con loro, con rinnovato slancio missionario, vissuto in una forma sempre più incarnata, inculturata e sinodale. La Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia, la prima struttura di questo tipo nella Chiesa, è un segno tangibile ed eloquente di come il cammino sinodale continui a ispirarci e interpellarci, facendo sgorgare dal cuore delle comunità modi armoniosi e creativi di dar seguito alle proposte maturate durante la preparazione, l’assise di Roma e l’Esortazione papale», prosegue il sacerdote che ha vissuto l’intero processo in presa diretta, partecipando anche ai lavori dell’Assemblea panamazzonica. Tra questi frutti c’è il corso che proprio padre Adelson comincerà alla Gregoriana il 19 febbraio dal titolo “Dialogo tra teologia, spiritualità ed ecologia integrale. Il contributo del Sinodo sull’Amazzonia”.

A offrire lo spunto è stato il Documento finale che fa un appello al mondo accademico «affinché siano inclusi nel contenuto delle nostre università i temi che trattano l’ecologia integrale, la teologia della creazione, le teologie indigene, la spiritualità ecologica, la storia della Chiesa in Amazzonia, l’antropologia culturale amazzonica e così via, collaborando così non solo alla costituzione di una Università Cattolica dell’Amazzonia ma anche alla riflessione su questo luogo teologico e sulla spiritualità dei suoi popoli». Il nuovo corso dell’Istituto di Spiritualità della Gregoriana si propone come un ponte fra mondi, anche ecclesiastici, apparentemente distanti, ma molto più vicini di quanto si crede. E vuole rispondere a una domanda cruciale: “come i cristiani possono costruire un dialogo con la cosmovisione e la mitologia indigena? Come lasciarsi arricchire da questa saggezza ancestrale senza perdere la propria identità?”. Su questo interrogativo si sono giocati i fraintendimenti mediatici, spesso tutt’altro che benintenzionati, avvenuti nelle settimane dell’Assemblea del sinodo. «Partiamo da un dato di fatto, confermato dagli scienziati: le terre affidate agli indigeni sono quelle meno deforestate. La preservazione della natura da parte di questi popoli è originata da un modo “altro” di entrare in relazione con la casa comune, di cui si sentono parte. Senza alcuna deriva panteista, il confronto con questa cultura e saggezza può aiutare i cristiani ad essere più cristiani. In che modo? La Bibbia esorta l’essere umano ad essere custode del dono della Creazione. La nostra cultura occidentale, figlia del dualismo greco e della Rivoluzione scientifica, ci ha fatto trascurare questo aspetto. Il confronto con gli indigeni potrebbe consentirci di riappropriarcene. Non si tratta di idealizzare gli indigeni. Bensì riconoscere la saggezza dei popoli dell’Amazzonia che ispira cura e rispetto per il creato, con una chiara consapevolezza dei suoi limiti e, quindi, vietandone l’abuso, come ha scritto papa Francesco in Querida Amazonia.

Inoltre, il dialogo con la saggezza indigena può aiutarci a riscoprire e seguire le orme della spiritualità di grandi santi della Tradizione cristiana, come Francesco d’Assisi che chiamava la terra “sorella e madre” o Ignazio di Loyola che invitava a “cercare e trovare Dio in tutte le cose”».

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«L’Amazzonia è uno dei luoghi nevralgici, fisici e sociali, ‘in’ e ‘da’ cui il Signore, in questo tempo, parla a noi» All’Università Gregoriana parte un corso su «Dialogo tra teologia, spiritualità ed ecologia integrale»

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2021-02/amazzonia-pandemia-agrobusiness-intervista-bossi.html

“Querida Amazonia”: Esortazione Apostolica post-sinodale al popolo di Dio e a tutte le persone di buona volontà (2 febbraio 2020) | Francesco (vatican.va)

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