DIALOGO ISLAMO-CRISTIANO – p. Giancarlo Todesco omi

Parlare di giustizia e pace e promozione dei diritti fra tutti i popoli non può non includere la testimonianza e il dialogo fra le religioni, che secondo il credo di ognuna sono impegnate a raggiungere un comune fine: il rispetto del diritto alla vita, alla giustizia, alla libertà, alla fraternità, ad una società basata su sani principi e valori. Vorrei soffermarmi, in particolare, al dialogo con i musulmani avendo vissuto la maggior parte della mia vita missionaria in paesi dove la stragrande popolazione era musulmana. In Senegal i musulmani ricoprono la maggioranza della popolazione ed esattamente il 90% e come, allora, non tenerne conto del nostro impegno come testimonianza di vita? Sin dal primo giorno in cui venni a contatto con questa religione fui impressionato dal senso della presenza di Dio nella loro vita.

Al primo sorgere del sole, i minareti delle loro moschee e i muezzin invitano i fedeli alla preghiera con l’invocazione “Allah Akbar” ‘Dio è grande’ e come lo era stato nel Laos con i Buddisti, così anche in Senegal il rispetto, la comprensione e la collaborazione hanno sempre caratterizzato le nostre relazioni. Noi abbiamo invitato i nostri cristiani a vivere la propria fede in un clima di fratellanza e serenità, dando valore e rispetto ai cinque pilastri, che sono alla base del credo musulmano: la testimonianza di fede, la preghiera, l’elemosina, il digiuno, il pellegrinaggio alla Mecca. Ben lontani dal voler fare del proselitismo, abbiamo cercato di camminare insieme facendo leva sul credo del Dio unico per tutti, che ci unisce per costruire una società migliore basata sulla fratellanza e carità e così insieme abbiamo cercato di portare avanti diversi progetti sociali come ad esempio le nostre scuole aperte a tutti nel rispetto del cammino di fede di ogni individuo. Singolare e unica l’esperienza è stata fatta da un mio confratello, che ha animato incontri di giovani cristiani e musulmani valendosi del metodo dell’azione cattolica: vedere, riflettere, agire. La scelta di un tema di interesse comune aderente alla loro vita, come ad esempio: il problema della fame, della mancanza di acqua, dello scavo dei pozzi, della povertà, è stato fondamentale per i giovani, che sono stati invitati a riflettere partendo dal pensiero di Dio come espresso nei loro libri sacri per arrivare ad un impegno e azioni concrete a favore della società. Questo ha suscitato un elogio da parte delle autorità religiose di entrambe le parti. Io stesso, nella mia esperienza di convivenza tra musulmani e cristiani dello stesso villaggio, non ho mai avuto nessuna difficoltà di relazioni di vita, anzi, dato che alcuni giovani avevano optato per un matrimonio misto, ho sempre cercato di aiutarli ad una convivenza di rispetto reciproco dei propri valori di fede, chiedendo a ciascuno non solo di non essere di intralcio al cammino di fede del partner, ma di aiutarlo a essere fedele ai suoi impegni di religione. Una delle più belle esperienze di dialogo con i musulmani l’ho vissuta in occasione della costruzione di una chiesetta in un villaggio. Al termine di una messa domenicale ho chiesto ai cristiani la loro collaborazione per iniziare la costruzione di una chiesetta. Come compito iniziale dovevano andare a cercare la sabbia per impastarla col cemento e preparare i mattoni. Quando i musulmani hanno saputo dell’iniziativa e visto l’impegno dei cristiani, sono venuti da me e mi hanno chiesto se potevano, anche loro, dare il loro modesto contributo col cercare la sabbia per fare i mattoni in maniera di aiutare i fratelli cristiani alla costruzione della chiesa. Offrire a Dio un luogo di culto e di preghiera nel loro villaggio non era vantaggioso solo per i cristiani, ma anche per tutti loro; infatti erano certi, che se in futuro si fosse prospettata l’idea di costruire una moschea i fratelli cristiani non si sarebbero tirati indietro, ma sarebbero stati contenti di contribuire alla realizzazione per rendere gloria a Dio. Rimasi molto felice di questa testimonianza di fede, che ha messo in evidenza davvero il bellissimo rapporto di dialogo tra musulmani e cristiani del villaggio; di fatto la chiesetta si realizzò e alla festa dell’inaugurazione erano presenti tutti per ringraziare il Signore di questo bel dono.

Mi voglio soffermare sull’argomento del dialogo interculturale e interreligioso, perché, purtroppo, in Italia mi son reso conto, che c’è tanta reticenza nel credere alla possibilità di un dialogo sincero con l’Islam. La difficoltà nasce dalla cruda realtà di tante rappresaglie capitanate da bandiere della mezzaluna, ma c’è musulmano e musulmano, come d’altronde potremmo dire, che c’è cristiano e cristiano. Ho conosciuto tra i musulmani dei veri credenti, che sono stati per me di edificazione nel loro modo di rapportarsi con Dio e con il prossimo. Mi sono ben riguardato dall’emettere i miei giudizi di confronto, dal voler fare delle discussioni di carattere teologico o filosofico, mi son lasciato guidare solo dalla loro testimonianza come uomini di fede. Ho anche conosciuto situazioni negative e di lotta. Penso, particolarmente, quando abbiamo voluto costruire una scuola elementare nella periferia di Dakar, la capitale del Senegal, richiesta all’unanimità dalla popolazione. Questo progetto è stato molto sofferto. Quando sono iniziati i lavori delle fondazioni alcuni la notte venivano a distruggerle. Mi son ben reso conto, che avevo a che fare con un gruppo di fanatici, che volevano sobillare la popolazione tacciando il nostro operato di proselitismo con lo scopo, a parer loro, di deviare i loro bambini orientandoli alla nostra religione cristiana. Hanno lanciato una campagna di protesta con la raccolta di firme da parte della popolazione prevalentemente musulmana per boicottare la costruzione della scuola, ma si trattava proprio di un gruppo di fanatici, che volevano fomentare la guerra. Grazie a Dio è prevalso il retto giudizio della popolazione, nonché del Governatore della città di Dakar, che è venuto per chiarire a tutti, che il progetto era stato approvato dalle autorità civili e sostenuto dallo Stato, che si è sempre dichiarato favorevole e partner con la Chiesa in materia di educazione scolastica. Il progetto è poi continuato senza altri inconvenienti, anzi alcuni giovani musulmani si sono poi offerti come manovali per realizzare quest’opera. Quella scuola elementare è ritenuta tuttora la migliore di tutta la periferia di Dakar e la maggior parte degli alunni sono figli di musulmani.

Resto perciò convinto che il dialogo islamo-cristiano è possibile, nella misura in cui siamo noi i primi a porgere la mano e a creare dei veri contatti di fratelli, che lottano per una società nuova.

Termino con le parole di Papa Francesco in occasione del suo viaggio apostolico negli Emirati Arabi Uniti nel febbraio scorso. “ In un’epoca come la nostra, ha detto il Papa, in cui è forte la tentazione di vedere in atto uno scontro tra la civiltà cristiana e quella islamica, e anche di considerare la religione come fonte di conflitto, abbiamo voluto dare un ulteriore segno chiaro e deciso che invece è possibile incontrarsi, è possibile rispettarsi e dialogare e che pur nelle diversità delle culture e delle tradizioni , il mondo cristiano e quello islamico apprezzano e tutelano valori comuni: la vita, la famiglia, il senso religioso, l’onore per gli anziani, l’educazione dei giovani e altri ancora.” Questo viaggio del Papa nella penisola araba ha scritto una nuova pagina nella storia del dialogo tra cristianesimo e Islam ed ha confermato soprattutto il concetto della fraternità universale. In quell’occasione è stato firmato un documento sulla fratellanza umana, nel quale è stata condannata ogni forma di violenza specialmente quella rivestita da motivazioni religiose. Si è affermato, che il dialogo è un fattore decisivo per la pace nel mondo.

In nome di Dio clemente e misericordioso: pace, shalom

Padre Giancarlo Todesco omi

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